Inchiesta: il vip «aggredito» o arrestato, l’esca delle truffe

Aggiornato il 7 novembre 2026 · 5 min di lettura

In questo articolo
  1. Cosa abbiamo trovato
  2. La sparatoria che avviene «ieri» ogni giorno
  3. Perché raccontano un fatto
  4. Sempre con una testata conosciuta
  5. Come verificare una notizia così
  6. Limiti di questa inchiesta

In breve: molte truffe di investimento non si limitano più a dire che un personaggio famoso consiglia una piattaforma. Ora raccontano un fatto inventato: una sparatoria, un’aggressione, un ricovero in ospedale, un arresto o un’intervista interrotta in diretta. Il fatto spiega perché «nessuno ne parla» e spinge a registrarsi in fretta. Esaminando le schermate degli annunci di novembre 2026 abbiamo trovato queste storie in Svizzera, Canada, Spagna, Francia, Italia, Colombia e Nigeria. Nessuna compare sulla stampa vera.

Cosa abbiamo trovato

I nostri collaboratori cliccano sugli annunci di investimento con personaggi famosi e salvano una schermata della pagina a cui portano. Abbiamo letto il testo di quelle schermate e cercato parole come ospedale, spari, arresto, minaccia o interruzione. Poi abbiamo cercato ogni fatto su Google e sulla stampa del paese.

Storia Personaggio Paese Piattaforma
Spari contro la sua auto sull’autostrada A1, vicino a Zurigo Peter Spuhler Svizzera Quvanel
Aggredito da tre incappucciati in un parcheggio di Toronto Kevin O’Leary Canada Finantrix Forge
Esce dall’ospedale La Fe con la testa fasciata dopo un «attentato» Juan Roig Spagna Stream Sys Eprex
Arrestato per quello che ha detto in un programma televisivo giornalista fittizio Francia Swaptairis
Intervista interrotta dalla produzione in piena diretta Pablo Motos, José Elías Spagna Valimórica
La sicurezza entra in studio per cacciare l’ospite Flavio Briatore, Fabio Fazio Italia Prompt Iplex Ark
«I banchieri ci hanno minacciato» Abelardo de la Espriella Colombia Evo Plata, Nexo IA e altre
«I politici mi hanno minacciato di violenza» Sade Adu Nigeria GemFlow

Abbiamo cercato la sparatoria contro Peter Spuhler, l’aggressione a Kevin O’Leary e il ricovero di Juan Roig: non esiste nessuna notizia vera. Sono testi scritti dalla rete della truffa e pubblicati su copie di giornali.

La sparatoria che avviene «ieri» ogni giorno

Il caso svizzero mostra che la storia è un modello. La pagina imita Blick e comincia così: «Ieri, alle 20:10, un motociclista con il casco nero ha sparato più volte contro una Range Rover nera sull’A1, vicino a Zurigo. La vittima: Peter Spuhler».

Abbiamo salvato quella stessa pagina per quattro giorni di fila:

Schermata Cosa dice il testo
3 novembre «Ieri, lunedì 2 novembre, alle 20:10»
4 novembre «Ieri, martedì 3 novembre, alle 20:10»
5 novembre «Ieri, mercoledì 4 novembre, alle 20:10»
6 novembre «Ieri, giovedì 5 novembre, alle 20:10»

La data la inserisce la pagina in base al giorno in cui la apri. Così il fatto è sempre recente. L’ora, l’autostrada e l’auto non cambiano.

La versione canadese fa lo stesso con Kevin O’Leary: «giovedì 5 novembre, a tarda sera», tre uomini incappucciati lo aggrediscono in un parcheggio. Il testo aggiunge un dettaglio per sembrare credibile (il suo autista finisce in ospedale) e si conclude con la piattaforma che, a quanto pare, dava fastidio a qualcuno.

Perché raccontano un fatto

La storia del fatto ha tre funzioni:

  1. Spiega il silenzio. Se è così buono, perché non è nei telegiornali? Perché «qualcuno» vuole insabbiarlo: le banche, il governo o una rete televisiva.
  2. Trasforma il personaggio famoso in vittima. Chi legge prova simpatia e vuole «sostenerlo» usando la sua piattaforma.
  3. Mette fretta. Se lo hanno aggredito o arrestato, la piattaforma può chiudere da un momento all’altro. «Registrati oggi».

Le interviste «interrotte» seguono lo stesso copione. La pagina imita una cronaca in diretta, con gli orari: «PRIMA INTERRUZIONE — 19:52», «SECONDA INTERRUZIONE — 23:01». Squilla il telefono in studio, entra un produttore o due agenti della sicurezza, e il personaggio famoso fa in tempo solo a dire il nome della piattaforma. In Italia abbiamo trovato questa scena in due pagine diverse, del 5 e del 6 novembre, e in Spagna in un’altra del 6.

Sempre con una testata conosciuta

Queste storie quasi mai vanno da sole. Vengono pubblicate su copie di testate vere: Blick in Svizzera, El Tiempo in Colombia, laSexta in Spagna, CBC in Canada, Rai News in Italia. A volte la foto è persino firmata con il nome di un’agenzia («Foto: EFE»).

L’indirizzo tradisce la copia. La pagina dell’«attentato» contro Juan Roig non era sul sito di laSexta, ma su lasextanews[.]com, un dominio che non c’entra nulla con la rete televisiva. Ne parliamo in cosa rivelano i link degli annunci.

Come verificare una notizia così

  1. Cercala altrove. Una sparatoria contro un imprenditore noto finirebbe su tutti i giornali. Se compare solo nella pagina a cui ti ha portato l’annuncio, è falsa.
  2. Guarda l’indirizzo. La testata vera ha il suo dominio di sempre. Una copia ne usa uno simile o uno senza alcun legame.
  3. Riaprila un altro giorno. Se il fatto è ancora «di ieri», la data si genera da sola.
  4. Guarda come finisce. Una notizia di cronaca non si chiude con un pulsante di registrazione né con un modulo che chiede il tuo telefono.
  5. Cerca il nome della piattaforma nel registro dell’autorità di vigilanza, non su Google. Ti spieghiamo come in come verificare se un broker è autorizzato.

Se hai già lasciato i tuoi dati, aspettati la chiamata di un «consulente». Non dargli accesso al tuo computer e segui la guida per le vittime.

Limiti di questa inchiesta

  • Vediamo solo le pagine a cui sono arrivati i nostri collaboratori. Potrebbero esserci altre storie in altri paesi.
  • La lettura automatica delle schermate può sbagliare con alcuni testi. Abbiamo controllato a mano ogni caso della tabella.
  • Il fatto di non trovare un evento sulla stampa non prova da solo che sia falso. In questi casi lo è perché la pagina stessa cambia la data ogni giorno o perché il testo finisce per vendere una piattaforma.
Riepilogo settimanale delle piattaforme di investimento fraudolente che rileviamo nelle pubblicità sui social network.Leggi il report di questa settimana →

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  1. Non pagare nient’altro, anche se ti chiedono «tasse» o «commissioni» per sbloccare i soldi.
  2. Chiama oggi stesso la tua banca: blocca la carta e chiedi lo storno (chargeback) o il richiamo del bonifico. Prima lo fai, più possibilità hai.
  3. Non installare nulla di ciò che ti chiedono (AnyDesk, TeamViewer…). Se l’hai fatto, disinstallalo e cambia le password.
  4. Sporgi denuncia alla polizia e segnala il caso all’autorità di vigilanza. Conserva screenshot, email e numeri di telefono.
  5. Attenzione alle società di «recupero fondi» che ti contatteranno promettendo di recuperare i soldi in cambio di un pagamento: quasi sempre sono una seconda truffa.

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